L’Intelligenza Artificiale è sulla bocca e negli schermi di tutti.
Il suo avvento rappresenta una svolta epocale per le imprese, offrendo immense opportunità di crescita e ottimizzazione.
Corre rapidissima e accelera costantemente, soprattutto da quando i principali player hanno reso la competizione più aggressiva e ampliato il terreno di gioco – inserendo Gemini nella suite di produttività aziendale Google Workspace Business, Copilot nei piani Microsoft 365 Personal e Family, lanciando AI Overview e Search Gpt etc. -, rendendo questo strumento potentissimo qualcosa di pervasivamente accessibile a chiunque abbia una connessione internet.
Come ogni strumento – soprattutto se così rivoluzionario e Pop -, il suo utilizzo comporta anche rischi significativi, soprattutto in termini di protezione del patrimonio informativo aziendale.
L’adozione dell’intelligenza artificiale non è solo una questione tecnologica, ma anche culturale e legale.
Adottare l’AI richiede un approccio consapevole e strutturato, affinché sia davvero un motore per la crescita e non si trasformi in un boomerang.
Fedeli alla nostra missione di supportare le aziende nell’adottare tecnologie in modo sicuro e strategico, ecco quindi un quadro di best practice fondamentali per le aziende che si apprestano ad utilizzare strumenti di AI.
Non è necessario reinventarsi data scientist, ma è fondamentale avere una comprensione di base di come funzionano i modelli AI per poterli usare in modo critico e consapevole.
I servizi di AI come le versioni gratuite di ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot, spesso utilizzano i prompt degli utenti per addestrare ulteriormente i loro modelli.
Questo significa che i dati che inserisci – idee di prodotto, strategie commerciali, dati coperti da NDA, dati finanziari non pubblici, codice sorgente proprietario etc. – potrebbero non rimanere confidenziali ed entrare nei set di dati di addestramento futuri, diventando accessibili a terzi.
Inoltre, considera che le interfacce per accedere all’intelligenza artificiale sono già moltissime e non si limitano alle chatbot app stand-alone: estensioni e plug-in, integrazioni nei software online e nei motori di ricerca (vedi Screenshot 1), senza contare le innumerevoli applicazioni mobile che integrano servizi AI e che spesso richiedono l’accesso incondizionato e incontrollato ai dati contenuti nei cellulari.
Screenshot 1. AI Overview integrato nel motore di ricerca di Google
Considera l’adozione di servizi AI aziendali (vedi Screenshot 2) che offrono maggiori garanzie sul trattamento dei dati, modelli dedicati o la possibilità di installare l’AI on-premise o su un cloud privato.
Screenshot 2. Interfacce dei chatbot AI aziendali di Gemini e Copilot
Stabilisci delle regole per i dipendenti sull’utilizzo dei sistemi di AI, specificando quali strumenti sono accettati e quali tipi di dati non possono assolutamente essere inseriti nei servizi AI pubblici.
Inoltre, valuta se erogare della formazione professionale specifica ai tuoi collaboratori sui servizi AI che intendi usare.
Sebbene la protezione dei dati personali esca dalla nostra sfera di stretta competenza, è necessario segnalare che l’elaborazione tramite AI introduce nuove complessità in termini di privacy e, dunque, di GDPR:
L’Intelligenza Artificiale è uno strumento incredibile, ma il suo utilizzo in azienda richiede un approccio informato e basato sulla sicurezza.
Ignorare i rischi legati alla protezione dei dati e alla confidenzialità può portare a perdita di segreti industriali, danni reputazionali e finanziari significativi.
Viceversa, adottare l’AI “bene” significa integrarla in una strategia IT aziendale complessiva che ponga la sicurezza, la conformità e la governance dei dati al primo posto.